Tassa Airbnb Case Vacanza: al Fisco 3,5 miliardi

Quaranta milioni di euro. E’ quanto potrebbe incassare lo Stato italiano dopo l’introduzione della cosiddetta tassa Airbnb, prevista nella prossima manovra.

A partire da maggio 2017, tutti gli intermediari dovranno infatti comunicare i contratti all’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda gli affitti case vacanza.

Non solo. Essi dovranno anche trattenere una cedolare secca del 21% da versare al fisco in qualità di sostituti d’imposta.

Tassa Airbnb: nel 2015 gli host in Italia erano 83mila

Secondo quanto emerge dai dati Airbnb, nel 2015 in Italia erano 83mila gli host con un guadagno medio annuo di 2300 euro.

Dunque, calcolando solo le entrate di chi ha affittato una casa tramite Airbnb, si arriva a 191 milioni annui.

Fino a oggi però il versamento di questo denaro era affidato alla “discrezione” dei proprietari e questo alimentava l’evasione sulle case vacanze.

Un’evasione che riguardava in particolare gli affitti brevi, poiché i contratti con durata minore di 30 giorni sfuggivano all’obbligo di registrazione.

Case vacanza: evasione alta su affitti brevi

Da ora in poi, chi proverà a sgarrare sugli appartamenti in affitto rischia multe fino a 2mila euro.

Secondo un’analisi di Halldis, società italiana che opera nel settore degli affitti temporanei, la tassa Airbnb farà emergere il nero del settore, oggi stimato al 75%.

Per lo Stato italiano, il fatturato potenziale sarà di 3,5 miliardi di euro.

Il settore degli affitti case vacanza è in forte crescita per via della diffusione di portali online come Booking, Airbnb e HomeAway.

Tuttavia, se il vuoto legislativo aveva promosso fenomeni positivi come la disintermediazione, d’altro canto aveva favorito indirettamente il nero.

«La questione fiscale – spiega l’ad di Halldis Melgrati – è decisiva. Il provvedimento permetterà al settore di svilupparsi in trasparenza e con regole certe e sarà un importante volano per il turismo e per l’economia del Paese».

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