Mutui Prima Casa, Dal 2009 147 Famiglie Sospendono le Rate

Aumentano in Italia i prestiti personali e la sospensione delle rate dei mutui prima casa.

Lo certifica l’ultimo rapporto ABI, l’Associazione Bancaria Italiana.

Nel quadro generale delle priorità per la crescita del mercato immobiliare, aumenta anche l’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie, che sale dell’1,9% rispetto a gennaio 2016.

Mutui prima casa, 147 famiglie sospendono i pagamenti

Secondo l’ABI, tra il novembre 2009 e il dicembre 2016, sono state oltre 147mila le famiglie che hanno potuto sospendere il pagamento delle rate dei mutui.

Il tutto per un debito residuo di 14,8 miliardi di euro e una maggiore liquidità pari a 829 milioni di euro.

Ciò è stato possibile anche grazie alle iniziative che negli anni hanno visto coinvolti settore bancario, interlocutori pubblici e associazioni dei consumatori.

In particolare:

  • sospensione dei pagamenti delle rate di mutuo (misura del Piano famiglia 2009-2013);
  • fondo di solidarietà dei mutui prima casa, operativo dal 2010;
  • sospensione della quota capitale dei crediti alle famiglie (Accordo ABI-Associazioni dei consumatori operativo dal 2015).

Tutte iniziative che rientrano nel progetto “CrediamoCI”, un programma di lavoro su tre principali ambiti: accesso al credito, sostegno alle famiglie in difficoltà e consapevolezza dei consumatori.

Prestiti personali in aumento, tassi sempre al minimo

Crescono dell’1,1% sia i prestiti personali alle famiglie che quelli alle imprese, anche se per questi ultimi si registra una scarsa omogeneità tra  le regioni.

Il tasso applicato al settore privato è oggi del 2,85%.

Si tratta di un minimo storico, ben quattro punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo del 2007.

Il tasso alle imprese è invece aumentato, passando dall’1,54% all’1,55%.

Continua a rimanere basso il tasso sui mutui. Oggi è al 2,10%, contro il 2,02% del mese di dicembre 2016.

Migliora la situazione delle sofferenze bancarie, che a dicembre 2016 sono scese di circa il 2%.

Nel complesso la situazione sembra migliorare anche se ancora instabile a causa della mancata ripresa economica e dei consumi.

Leggi Anche